Lot Essay
"Da tre giorni galoppano grandi incendi su questi monti arsi, da Monterosso a Riomaggiore. La notte è piena di vulcani ciclopici e il giorno di immense fumate mitiche. In questo momento 2000 soldati tagliano i boschi per 'salvaguardare' il Santuario di Riomaggiore. Le case dei contadini sono già andate, perchè non contengono altro che le cose terrene, le nostre miserie. Le cinque terre pullulano di Parnasi fumanti." (Lettera di Birolli a Cavellini, 23 agosto 1955)
La stagione degli Incendi si apre con l'estate del 1955, quando il pittore arriva nel paese di Manarola alle Cinqueterre, dove trova una casa e uno studio nella parte alta del paese, che domina la collina e guarda al mare. Nella fitta corrispondenza con l'amico collezionista Achille Cavellini c'è testimonianza di un attento rapporto di osservazione di questa natura e della presenza antica dell'uomo e del suo lavoro, a configurare quello straordinario paesaggio di vigneti, di campi, di rocce, che danno sul mare. Tutto procedeva nelle prime settimane, finché non scoppiarono i grandi incendi negli alti boschi, che il pittore seguiva sia di giorno che di notte. Questo in una non casuale coincidenza e familiarità con la poesia di Hölderlin, sommo poeta del romanticismo tedesco, del quale erano stati in quei giorni pubblicati gli Inni in nuova traduzione. Figurazioni poetiche nelle quali i fuochi sono segni e manifestazioni palesi del Cielo e degli dei agli uomini. In tal senso la natura non può mai coincidere per Birolli con una iconografia del paesaggio, e tanto meno con una maniera di dipingere, ma rappresenta una realtà viva e in movimento, in perenne trasformazione, e coincidenza con la storia. Così, negli anni successivi, intensi e conclusivi, il tema dell'Incendio alle Cinqueterre si ripresenta accanto a soggetti, quali sono i Canti, in forme più meditate. Questo dopo il soggiorno del '56 e la visita ad Aix-en-Provence in occasione della mostra di Cézanne e della visita a Parigi della prima mostra postuma dedicata a Nicola De Staël. Nomi e riferimenti di cultura e di vita che corrispondono al disegno complessivo di un lavoro sapientemente costruito, ricco di significato poetico, che ben poco ha che vedere con la tecnica dell'informale. Questo Fuoco che si spegne, iniziato a Manarola e concluso nello studio milanese di via Montenapoleone, nell'ultimo soggiorno del 1958 acquista un grande valore simbolico di una stagione che è conclusiva di una intera opera artistica; allo stesso tempo ne è l'atto finale, documento di una storia non individuale, e di una esperienza che da quel momento sa di essere irripetibile. Si possono capire le sue parole, quando dice: "La pittura ormai una cosa per bene. Ma io ho sempre pensato di rappresentare il mondo, non la pittura."
La stagione degli Incendi si apre con l'estate del 1955, quando il pittore arriva nel paese di Manarola alle Cinqueterre, dove trova una casa e uno studio nella parte alta del paese, che domina la collina e guarda al mare. Nella fitta corrispondenza con l'amico collezionista Achille Cavellini c'è testimonianza di un attento rapporto di osservazione di questa natura e della presenza antica dell'uomo e del suo lavoro, a configurare quello straordinario paesaggio di vigneti, di campi, di rocce, che danno sul mare. Tutto procedeva nelle prime settimane, finché non scoppiarono i grandi incendi negli alti boschi, che il pittore seguiva sia di giorno che di notte. Questo in una non casuale coincidenza e familiarità con la poesia di Hölderlin, sommo poeta del romanticismo tedesco, del quale erano stati in quei giorni pubblicati gli Inni in nuova traduzione. Figurazioni poetiche nelle quali i fuochi sono segni e manifestazioni palesi del Cielo e degli dei agli uomini. In tal senso la natura non può mai coincidere per Birolli con una iconografia del paesaggio, e tanto meno con una maniera di dipingere, ma rappresenta una realtà viva e in movimento, in perenne trasformazione, e coincidenza con la storia. Così, negli anni successivi, intensi e conclusivi, il tema dell'Incendio alle Cinqueterre si ripresenta accanto a soggetti, quali sono i Canti, in forme più meditate. Questo dopo il soggiorno del '56 e la visita ad Aix-en-Provence in occasione della mostra di Cézanne e della visita a Parigi della prima mostra postuma dedicata a Nicola De Staël. Nomi e riferimenti di cultura e di vita che corrispondono al disegno complessivo di un lavoro sapientemente costruito, ricco di significato poetico, che ben poco ha che vedere con la tecnica dell'informale. Questo Fuoco che si spegne, iniziato a Manarola e concluso nello studio milanese di via Montenapoleone, nell'ultimo soggiorno del 1958 acquista un grande valore simbolico di una stagione che è conclusiva di una intera opera artistica; allo stesso tempo ne è l'atto finale, documento di una storia non individuale, e di una esperienza che da quel momento sa di essere irripetibile. Si possono capire le sue parole, quando dice: "La pittura ormai una cosa per bene. Ma io ho sempre pensato di rappresentare il mondo, non la pittura."